lavoro di gruppo

Esistono momenti, nella vita di ognuno, in cui ci si sente veramente speciali, straordinari, e nei quali riusciamo  a raggiungere obiettivi che mai ci saremmo aspettati .

Sono attimi nei quali ci sentiamo protetti e, non avendo paura di nulla, agiamo come bambini nella libertà.   Spesso questi attimi corrispondono a situazioni particolari nell’ambito della nostra vita, situazioni che per un motivo o per l’altro  stimolano l’unione fra le varie nostre componenti, al punto da darci l’intima certezza che qualsiasi cosa pensiamo e qualsiasi cosa facciamo  sono il pensiero e la cosa giusta per noi.

Eppure, anche in quel mondo sicuramente non tutto funziona perfettamente, e ci sono egualmente ingiustizie e paradossi, soltan­to che noi non li cogliamo.

Perché quello che funziona è il nostro mondo, e percepiamo che siamo noi che possiamo influenzare l’ambiente esterno, e non viceversa.

È il miracolo dell’integrazione; i nostri universi sono allineati; ciò che sta al di fuori non ci spaventa perché siamo noi a portare al­l’esterno ciò che abbiamo dentro. Questo accade ogni volta che riusciamo intimamente a coglie­re la nostra melodia personale, a dipingere il nostro quadro senza li­miti di spazio o di colori.

E’ il momento in cui esprimiamo creatività e talento non intendendo con questi termini definire particolari attitudini ma semplicemente il nostro mpodo di essere più intimo e vero.

Sono  momenti in cui riusciamo, in maniera del tutto involonta­ria, e non programmabile a creare le condizioni per riconoscere la nostra unicità.

Tutti noi indistintamente aspiriamo ad essere unici ma tale unicità trova il modo di esprimersi quando la nostra attenzione è lontana da essa, dall’obiettivo da raggiungere, dal progetto da realizzare. Potremmo dire che si esprime nel momento in cui “non siamo”.

Ciò che avviene durante i miei lavori di gruppo è proprio questo. Un apparente caos primordiale da cui, magicamente e imprevedibilmente, emerge la consapevolezza della propria unicità.

Constatare ciò all’interno di un gruppo, senza peraltro che tale espressione leda il gruppo stesso ma, al contrario, lo aiuti a progredire, permette alla persona di rendersi conto di quanto bella e armoniosa sia la sua me­lodia, che, inevitabilmente, a lei soltanto appartiene.

Può darsi che esaminare in maniera ripetitiva un problema ci consenta di comprenderne i termini, ma ci allontana dalla sua solu­zione; esattamente come una vibrazione ripetuta più volte fa entrare in risonanza la struttura attraverso la quale viene prodotta.

La nostra ottica è invece quella di affrontare qualunque situa­zione, cambiando drasticamente i parametri interpretativi della stessa.

Poiché quella situazione è unica, e appartiene soltanto a quella persona, essa è già un’espressione del suo potere personale; e come ta­le quindi, è anche il più potente strumento dì cui la persona dispone.

Ciò di cui tutti hanno bisogno, e che anni di psicoterapie non possono insegnare, è semplicemente questo: è disimparando, disintossicandosi da condizionamenti impliciti nella propria storia che si da vita a quella condizione  che ci permette di abbandonare la storia stessa per renderla materia plasmabile ed unica.

Uscire dalla propria storia personale perché soltanto cosi ci è consentito di rinascere.