Psicologia

L’acqua è l’elemento che più richiama sentimenti di accoglienza o rifiuto, attrazione o repulsione.
Ed è grazie ad essa che è possibile riscoprire emozioni sopite.

Tutti sappiamo che gran parte del nostro corpo è costituito da acqua o liquidi che con la loro continua azione consentono allo stesso di mantenere  una omeostasi (cioè un equilibrio) indispensabile per la sua sopravvivenza.

Ma sicuramente pochi sanno che l’acqua può anche essere un fondamentale strumento per il benessere sia interiore che esteriore e per la prevenzione di disagi sia fisici che emozionali .

Non stiamo parlando dell’acqua che normalmente beviamo bensì di quella in cui ci immergiamo.

Basti pensare che essa rappresenta non solo dal punto di vista fisico ma anche e soprattutto da quello psicologico l’elemento che ci accompagna all’inizio della nostra vita.

Dal concepimento in poi il feto è completamente immerso nel liquido amniotico e tutto il suo sviluppo è dolcemente modulato da questa sostanza che funge da delicato ammortizzatore, da trasmettitore di suoni (il battito cardiaco della madre, il flusso sanguineo, la ritmicità respiratoria ) e da catalizzatore di diverse sollecitazioni di tipo tattile.  

Esso (il liquido amniotico) diventa quindi il tramite di una serie di sensazioni e di emozioni che , proprio in questa fase , il bambino acquisisce mentre si sviluppa.

E’ come se le singole cellule durante il loro sviluppo acquisissero non soltanto un patrimonio genetico ma anche e soprattutto un insieme di memorie emozionali le quali  rimangono profondamente radicate all’interno di ognuno di noi.

E’ come se , sotto un certo aspetto, “ la cellula si informa mentre si forma “

Una realtà questa di cui ovviamente non siamo consapevoli ma che influenza le nostre percezioni, il modo con cui ci rapportiamo a determinate situazioni e soprattutto il pensiero che abbiamo di noi stessi e del nostro modo di vivere la componente fisica ed emozionale .

Non è raro infatti che disturbi di tipo cronico, o che si ripresentano periodicamente o con ciclicità trovino un collegamento o rappresentino un segnale che determinate componenti emotive sono bloccate o non riescono ad essere opportunamente espresse.

Il nostro corpo in questo caso reagisce con una alterazione energetica della omesostasi di cui parlavamo prima, che determina delle vere e proprie manifestazioni fisiche.

Al contrario la controllata e sicura manifestazione di queste componenti emotive contribuisce ad uno sblocco di questa energia bloccata liberando la psiche ( e per conseguenza il corpo )  da sovrastrutture , pesi o blocchi.

In questi casi l’acqua, in abbinamento a stimolazioni tattili e ad una particolare e dolce modalità respiratoria è fondamentale per fare emergere in maniera sicura e controllata, emozioni che altrimenti rimarrebbero bloccate .

D’altronde proprio l’acqua calda è l’elemento che, in quanto più simile al liquido amniotico,  nel momento in cui vi  siamo immersi, può favorire il manifestarsi di queste memorie emozionali, stabilendo quindi un nuovo e più appagante contatto con la parte più intima, ricca e vera di ognuno di noi.

Le delicate percezioni che si vivono collegate a  sensazioni di accoglienza, dolcezza, tenerezza creano infatti uno spazio di sicurezza in cui le emozioni possono finalmente manifestarsi, innescando un processo di maggiore fiducia in se stessi , nel proprio corpo e nelle proprie possibilità,  che ,oltre che costituire una  vera e propria evoluzione del nostro essere può dar luogo a un profondo processo di riequilibrio e consapevolezza emotiva.

 

 

Aquarespiro è una nuovissima tecnica di rilassamento e di benessere psico – fisico che si basa su una particolare metodica di respirazione in acqua calda.

Si sta diffondendo per la sua semplicità d’esecuzione, l’assenza di controindicazioni e le piacevolissime sensazioni che induce, che fra l’altro la rendono particolarmente indicato per il controllo, la prevenzione e la diminuzione dello stress e per favorire il naturale allontanamento di tensioni che spesso trovano localizzazione a livello somatico.

Non è una terapia medica ne psicologica poiché Il suo scopo è semplicemente quello di permettere alla persona che la pratica di re – imparare a lasciarsi andare, per acquisire una nuova dimestichezza e sicurezza nei confronti di emozioni e sensazioni alle quali solitamente non dedichiamo il giusto tempo ed il giusto spazio.

L’opportunità di sperimentare nuovamente sensazioni quali gioia,  rilassamento, sicurezza interiore nonché  un maggior contatto con gli elementi  tattili, sensoriali ed emozionali porta alla percezione di potere vivere in maniera più completa ed appagante il proprio corpo e le emozioni ad esso legate.

Praticandola è possibile sperimentare una maggiore accettazione della nostra intimità fisica e mentale, un aumento della fiducia in se stessi e negli altri, nonché l’appagamento di bisogni primari quali l’accoglienza, l’accettazione e la possibilità di sperimentare nella sicurezza e semplicità il sostegno incondizionato che si manifesta nel contatto con l’operatore.

Questo situazioni possono favorire lo sviluppo di una maggiore capacità di fidarsi ed affidarsi, più rispetto per se stessi e per gli altri ,una maggiore conoscenze delle proprie emozioni e un appagante senso di rilassamento esteriore ed interiore

Gli “strumenti” che vengono utilizzati sono solamente il respiro, l’acqua ed il tatto.

Il rispettoso contatto con l’operatore permette di sperimentare nuove percezioni in merito al pensiero che abbiamo di noi stessi, del nostro corpo, del chiedere e accettare sostegno, del dare e del ricevere.

Il respiro dolcemente guidato favorisce un profondo rilassamento esteriore ed una notevole pace interiore.

A contatto con l’acqua calda infine il nostro corpo si rilascia e si  abbandona con dolcezza al  sostegno e all’intimità.

Questa situazione ambientale è molto simile a quella in cui siamo nati e che ci ha permesso di vivere ed assorbire un elevato numero di sensazioni che ci caratterizzano e rappresentano in modo unico ed inequivocabile.

Ecco perché nel corso di una seduta è possibile sperimentare sensazioni o situazioni simbolicamente  riconducibili a diversi momenti, ivi compreso quello della nostra nascita.

Tali sensazioni percepite con dolcezza e gradualità, vengono sempre accolte e vissute dalla persona come una ri – scoperta del proprio modo di essere più intimo e vero e come una nuova manifestazione dei propri reali potenziali.

Pur essendo la sessione di aquarespiro individuale essa viene spesso proposta nell’ambito di seminari di gruppo permettendo così alla persona di, vivere ed attraversare, nel sicurezza e semplicità, nuove e meno utilizzate modalità di relazione (mimica, tattile, cinestetica), godendo anche degli stimoli degli altri partecipanti e sperimentando nel contempo il sostegno del gruppo.

Sia il nostro corpo che la nostra mente sono saturi di vicende ed esperienze che molto spesso non percepiamo a livello razionale ma che trovano comunque modalità di espressione nell’ambito dei nostri comportamenti ed ancora di più nelle nostre percezioni.

Ma quale è dunque la matrice  di tali esperienze ?

Normalmente noi siamo abituati a prendere in considerazione soltanto quelle esperienze delle quali abbiamo coscienza e conoscenza; quelle cioè di cui ci ricordiamo razionalmente e che pertanto ci appaiono facilmente spiegabili  o perlomeno accettabili , anche dal punto di vista logico.

Esse possono essere  le più varie memorie relative alla nostra infanzia o a qualche particolare evento riguardante la nostra vita. Qualunque cosa di cui  abbiamo una precisa o indifferentemente vaga consapevolezza  ma riguardo alla quale siamo comunque  razionalmente in grado di dire che ci ha particolarmente colpito.

Può indifferentemente trattarsi di un intervento chirurgico che abbiamo subito , di una malattia , di situazioni relazionali insoddisfacenti o di fenomeni analoghi relativi alla fase infantile o adolescenziale e che tuttavia possono presentarsi anche in età adulta.

Questo tipo di esperienze non sono altro che il ripetersi  di situazioni che fanno parte della vita di ogni individuo  e che sommandosi si moltiplicano in maniera esponenziale contribuendo a creare quelle che sono le nostre modalità percettive.

Esse non sono pero’ l’origine bensi la conseguenza di qualche  cosa di ancora maggiormente traumatico ( intendendo questo termine non necessariamente come rappresentativo di una esperienza negativa, ma per individuare qualche cosa di profondamente toccante).

Per questo motivo nel mio lavoro le ho definite come esperienze consequenziali o secondarie , perché pur essendo presenti e fortemente influenti sulla vita e le percezioni di ognuno esse dipendono comunque da qualche cosa che va ancora al di la e che si trova in uno strato ancora più profondo, nascosto e cronologicamente precedente.

Esse derivano e sono fortemente influenzate da altre esperienze che le precedono e che appartengono al vissuto emozionale di ognuno di noi.

Il contatto fa parte del nostro patrimonio genetico ed emozionale ed è per questo che il nostro corpo ne ha una continua e costatante necessità.

Vuole essere toccato e accarezzato, massaggiato e stimolato ed ognuno di questi gesti porta con se e ci comunica un insieme di molteplici e spesso contrastanti sensazioni.

Questo avviene perché il contatto non è solo appagamento tattile ma anche e molto più spesso appagamento affettivo ed emozionale.

Il bisogno di contatto è dunque bisogno di accettazione, accoglienza, empatia e comprensione intendendo con questo quel naturale bisogno che l‘uomo ha di stabilire una relazione sincera ed autentica con i suoi simili, una relazione di fiducia reciproca e di sostegno che si manifesta soltanto  occhi negli occhi e mani nella mani.

Il motivo per cui dietro semplici tocchi ci sia tutto questo è determinato dal fatto che ogni volta che il nostro corpo vive un contatto si crea anche un collegamento con le componenti emotive ad esso associate che sono uniche e caratteristiche per ognuno di noi in quanto esprimono la nostra storia ed il nostro vissuto.

Il meccanismo che si innesca è di origine fisio – psicologica apparentemente complicato ma in realtà semplicissimo.

E’ come se si creasse un ponte, un collegamento fra la singola cellula e le emozioni in essa contenuta.

Una sorta di “memoria cellulare” di cui non siamo consapevoli e che però influenza le nostre percezioni ed è in grado di emergere e manifestarsi in determinate situazione.

La nostra esperienza di lavoro e le casistiche sulla risoluzione di alcuni disturbi di origine psicosomatica ci permette di dire che tre possono essere i fattori che predispongono alla manifestazione di tali memorie cellulari : il respiro opportunamente modulato e guidato, l’acqua calda e le stimolazioni tattili e sensoriali.

Ma l’abbinamento di questi tre elementi deve avvenire secondo modalità non standardizzate ma che tengano in considerazione la reale situazione di ogni persona cosi da permettere con estrema facilità non solo la manifestazione ma anche la dolce e non traumatica integrazione di tali componenti emotive.

La sintomatologia classica di questa manifestazione è sostanzialmente legata a manifestazioni di tipo respiratorio , in cui il normale ritmo viene alterato determinando un aumento della frequenza ed una diminuzione della profondità .

La conseguenza è la sensazione da parte della persona di non riuscire a respirare bene, come se avesse fame di aria, con sensazioni di angoscia profonda e a volte apparentemente incontrollabile.

Spesso alla base di queste reazioni c’è una sollecitazione emotiva che , nella maggior parte dei casi è collegabile alla realtà che si sta vivendo ( fare un esame , parlare in pubblico, dover superare una prova eccetra ).

Ma in altri esse insorgono senza che vi sia alcun dato obiettivo che, in individui sani e realizzati le possa far prevedere.

L’unica differenza esistente è la apparente mancanza dello stimolo emozionale.

In realtà esso è comunque presente ed anche in questo caso viene scatenato dalla situazione che stiamo vivendo , soltanto che noi non lo percepiamo razionalmente, in quanto celato nella nostra struttura corporea e psichica .

Qualunque situazione, anche la più banale , può nascondere qualcosa che ci ricollega ad un nostro vissuto, ad un nostra memoria cellulare , ma ovviamente nella maggior parte dei casi non abbiamo la minima idea di quale sia la componente emotiva che essa possa  avere stimolato.

Ciò che percepiamo è che il nostro organismo reagisce in maniera diversa , forse nuova , ma sicuramente non congeniale.

In tutti questi casi generalmente la prima reazione è quella di trattenere il respiro , il che genera immediatamente oltre che una inibizione delle naturali risorse a cui l’organismo ricorre, anche una subventilazione che prima o poi dovrà essere compensata.

L’organismo tenta quindi di ripristinare i corretti meccanismi respiratori, ma quando questo avviene , in modo del tutto involontario , i suoi effetti sono accentuati e la conseguente iperventilazione può provocare sensazioni quali formicoli , senso di svenimento o giramenti di testa., che a loro volta favoriranno ulteriore preoccupazione e probabilmente paura.

Nella maggior parte dei casi , quando una persona  prova improvvisamente questa situazione, non è preparata ad affrontarla , e ne rimane colpita al punto di vivere nel timore che essa possa ripetersi , determinando una perdita di controllo.

Ella sarà quindi inconsciamente portata a mantenere un ritmo respiratorio ancora più inibito creando di fatto le premesse per cui , al primo stimolo emotivo , si generino nuovamente i fenomeni sopra descritti.

Durante le sedute di respirazione metacorporea la componente emozionale collegata al respiro è molto forte e farne esperienza  permette  di vivere queste situazioni in maniera del tutto diversa, attiva e consapevole anziché passiva e rassegnata, , dando spazio alle percezioni fisiche ed emotive con la certezza che esse sono del tutto prive di conseguenze ed innocue.

Il grosso vantaggio di questa situazione non è solo acquisire la capacità di superare il momento intrinseco , ma anche evitare che al primo segnale di alterazione respiratoria , la paura che possa nuovamente insorgere il fenomeno , contribuisca di fatto alla sua accentuazione.

Il nostro corpo parla, non soltanto con la mimica o con la gestualità.

Parla tramite la pelle, con la temperatura, la sudorazione, la salivazione.

Parla con il respiro e con la pressione sanguigna, con i battiti cardiaci e con la stanchezza. Ma anche, e soprattutto, con la sua struttura esterna: la postura, la localizzazione di depositi di grasso, l’immagine che trasmette al mondo di noi stessi.

Tutto ciò avviene in ogni attimo di ogni giorno della nostra vita, con una frequenza, quindi, ed una intensità molto superiori a qualunque altra forma espressiva.

Il corpo è dunque il più potente, fornito ed attento strumento di valutazione delle situazioni, che ognuno di noi possiede.

Eppure, nonostante tutto questo, la cosa più difficile per noi è ascoltarlo.

Esso ci invia continuamente dei messaggi, dei precisi segnali che noi, noncuranti del loro significato, abitualmente tendiamo ad eludere se non addirittura a reprimere.

Guarire la mente, dunque, per guarire il corpo, star bene con se stessi per stare bene con gli altri, accettare le emozioni per accettarsi.

Questo è il vero significato del potere del nostro corpo. Spetta a noi, ancora una volta, assumerci la responsabilità di scegliere se recepirli o meno perché emozioni vissute ed io corporeo (cioè l’immagine che abbiamo e che diamo di noi stessi) sono, una volta ancora, indissolubilmente collegate.

Ciò non significa soltanto che le nostre emozioni danno origine a fenomeni che si ripercuotono sul piano fisico ma anche che, se lo vogliamo, possiamo dare una lettura diversa ad alcuni aspetti che caratterizzano il nostro corpo per capire quale può essere l’emozione che li ha generati.

In sostanza… non guarire le emozioni ma guarire con le emozioni.

Statisticamente parlando in questi ultimi anni si è avuto un enorme incremento di disagi e disturbi fondamentalmente aspecifici che, impoverita della sua capacità diagnostica, la medicina classifica come “stati psicosomatici”.

Le modalità di intervento che fino a poco tempo  venivano consigliate erano principalmente quelle basate sul colloquio psicoterapeutico, ma ultimamente  un cambiamento radicale della modo di percepire l’individuo da parte della moderna psicologia , ha permesso la nascita e la presa in considerazione di molte tecniche di tipo dinamico ed esperienziale più in linea con una visione realmente olistica dell’uomo e dei suoi disagi.

Ciò ha permesso il superamento del concetto che il  corpo è  espressione della psiche, aggiungendo ed ampliandolo con quello che il soma può  anche costituire lo strumento di accesso alla psiche stessa.

Prendere in considerazione questo doppio legame fra psiche e soma significa  accettare la natura umana nella sua interezza e contestualmente l’esistenza di  fenomeni di tipo emozionale ed energetico che superano la sfera dell’io, ma che appartengono comunque alla unità bio psichica dell’individuo, e che influiscono in maniera egualmente importante sul suo stato di benessere e di equilibrio  percettivo e sensoriale.

Soltanto la fusione fra scienze pure ed approcci ampliati che considerino anche gli aspetti bioenergetici, transpersonali e spirituali dell’uomo  possono  quindi favorire il percorso di ognuno verso un soggettivo e più appagante equilibrio interiore.

D’altronde questa unità è ampiamente stata  dimostrata dalle ultime ricerche che hanno efficacemente evidenziato lo stretto e sostanzialmente inscindibile legame che esiste fra situazioni mentali (cioè i nostri pensieri) e lo stato del sistema immunitario

L’esistenza di neuropeptidi a costituzione aminoacidica provenienti dal cervello non è più strabiliante del fatto che a livello dei linfociti T e B ( la cui funzione è quella di tutelare il corpo da aggrssioni da parte di agenti infettivi o fegenerativi) sono state evidenziate delle zone finalizzate alla ricezione di tali molecole: il che è come dire che qualunque pensiero trova una sua collocazione nelle cellule del  nostro corpo.( psico somatica ).

Partendo da questo semplice , ma rivoluzionario concetto è dunque possibile , non più soltanto empiricamente od intuitivamente, stabilire una reale connessione e corrispondenza fra pensiero e reazione fisico.

La nostra unicità , il fatto cioè che pur appartenendo alla stesse specie ogni uomo ha delle caratteristiche univoche e soggettive, non è solo dovuta alla struttura del DNA che ci caratterizza dal punto di vista fisico, strutturale e mentale, ma è anche in relazione alle altrettanto univoche caratteristiche di temperamento, comportamento ed espressione che messe tutte insieme costituiscono la personalità di ogni individuo.

Quest’ultima è in parte precostituita ed in parte acquisita in funzione delle varie esperienze soggettive che nel corso della vita tendono ad influenzarne lo sviluppo.

Ognuna di queste esperienze racchiude a sua volta gli stessi esclusivi caratteri della unicità, poichè ogni forma di esperienza è diversa da tutte le altre in relazione al tipo di persona che la vive e relativamente alle conseguenze che essa genera.

E’ infatti assolutamente evidente che la stessa situazione può essere vissuta in maniera totalmente differente da persona a persona e  per conseguenza generare reazioni totalmente differenti.

Pensiamo ad esempio alla diversità che ci può essere nel modo di affrontare determinate cose o situazioni da parte di alcune persone rispetto ad altre.

Alcuni potranno rapportarcisi in maniera fiduciosa e positiva, mentre altri tenderanno a vedere l ‘aspetto meno facile e più drammatico delle stesse.

Se ci fermiamo qui ciò che emerge è però soltanto una generica e superficiale diversificazione fra approcci positivi o negativi all’ ambiente che ci circonda.

In realtà la soggettività di ogni individuo è qualcosa che va al di là e supera di molto questo semplice aspetto.

Può infatti capitare che anche la persona più ottimista di fronte ad un certa situazione  inspiegabilmente si demoralizzi molto, e forse anche di più  del peggiore dei pessimisti che magari in quell’ambito trova carattere e forza di reazione che fino ad allora gli erano sconosciuti.

Queste differenti reazioni vanno quindi molto al di la della componente esclusivamente caratteriale; esistono quindi i presupposti per ipotizzare che oltre al temperamento dell’individuo ci sia anche altro che ne caratterizza la singolarità e la diversità delle reazioni.

Che cosa è dunque che fa la differenza?

Esistono momenti, nella vita di ognuno, in cui ci si sente veramente speciali, straordinari, e nei quali riusciamo  a raggiungere obiettivi che mai ci saremmo aspettati .

Sono attimi nei quali ci sentiamo protetti e, non avendo paura di nulla, agiamo come bambini nella libertà.   Spesso questi attimi corrispondono a situazioni particolari nell’ambito della nostra vita, situazioni che per un motivo o per l’altro  stimolano l’unione fra le varie nostre componenti, al punto da darci l’intima certezza che qualsiasi cosa pensiamo e qualsiasi cosa facciamo  sono il pensiero e la cosa giusta per noi.

Eppure, anche in quel mondo sicuramente non tutto funziona perfettamente, e ci sono egualmente ingiustizie e paradossi, soltan­to che noi non li cogliamo.

Perché quello che funziona è il nostro mondo, e percepiamo che siamo noi che possiamo influenzare l’ambiente esterno, e non viceversa.

È il miracolo dell’integrazione; i nostri universi sono allineati; ciò che sta al di fuori non ci spaventa perché siamo noi a portare al­l’esterno ciò che abbiamo dentro. Questo accade ogni volta che riusciamo intimamente a coglie­re la nostra melodia personale, a dipingere il nostro quadro senza li­miti di spazio o di colori.

E’ il momento in cui esprimiamo creatività e talento non intendendo con questi termini definire particolari attitudini ma semplicemente il nostro mpodo di essere più intimo e vero.

Sono  momenti in cui riusciamo, in maniera del tutto involonta­ria, e non programmabile a creare le condizioni per riconoscere la nostra unicità.

Tutti noi indistintamente aspiriamo ad essere unici ma tale unicità trova il modo di esprimersi quando la nostra attenzione è lontana da essa, dall’obiettivo da raggiungere, dal progetto da realizzare. Potremmo dire che si esprime nel momento in cui “non siamo”.

Ciò che avviene durante i miei lavori di gruppo è proprio questo. Un apparente caos primordiale da cui, magicamente e imprevedibilmente, emerge la consapevolezza della propria unicità.

Constatare ciò all’interno di un gruppo, senza peraltro che tale espressione leda il gruppo stesso ma, al contrario, lo aiuti a progredire, permette alla persona di rendersi conto di quanto bella e armoniosa sia la sua me­lodia, che, inevitabilmente, a lei soltanto appartiene.

Può darsi che esaminare in maniera ripetitiva un problema ci consenta di comprenderne i termini, ma ci allontana dalla sua solu­zione; esattamente come una vibrazione ripetuta più volte fa entrare in risonanza la struttura attraverso la quale viene prodotta.

La nostra ottica è invece quella di affrontare qualunque situa­zione, cambiando drasticamente i parametri interpretativi della stessa.

Poiché quella situazione è unica, e appartiene soltanto a quella persona, essa è già un’espressione del suo potere personale; e come ta­le quindi, è anche il più potente strumento dì cui la persona dispone.

Ciò di cui tutti hanno bisogno, e che anni di psicoterapie non possono insegnare, è semplicemente questo: è disimparando, disintossicandosi da condizionamenti impliciti nella propria storia che si da vita a quella condizione  che ci permette di abbandonare la storia stessa per renderla materia plasmabile ed unica.

Uscire dalla propria storia personale perché soltanto cosi ci è consentito di rinascere.

“Avrei bisogno di piu tempo da dedicare a me”, ”Sento il desiderio di rimettermi in forma”…

Queste frasi apparentemente finalizzate solo ad un momento di rilassamento e benessere hanno in realtà un implicazione psicologica ed emozionale molto piu importante e profonda.

Esse sono infatti indice che nella nostra vita è giunto il momento di variare qualcosa , di introdurre un cambiamento, in una parola di mettere in discussione le nostre abitudini, selezionando quelle positive da quelle negative e trasformando queste ultime da  limitanti compagne di viaggio,  in opportunità costruttive e produttive.

Anche se non ce ne rendiamo conto, le abitudini sono infatti strettamente correlate al livello della nostra salute sia essa psichica che fisica.

La loro presenza o assenza determina il livello o la compansazione di situazioni ansiogene che però spesso generano un circuito vizioso e chiuso dal quale non c’è apparente via di uscita.

Esse inoltre hanno anche uno strettissimo legame con la parte coprorea al punto tale che potremmo dire che “noi siamo le nostre abitudini “ e che il “il nostro corpo ne è l’epressione ” .

Ragionamenti sempre uguali, movimenti stereotipati, scarsi stimli emotivi, a poco a poco ma inesorabilmente, diventiamo esattamente quello che pensiamo.

Cio avviene perché questo meccanismo si insinua in maniera strisciante ed almeno all’inizio apparentemente inoffensiva.

Il primo passo è determinato da quel piccolo senso di sicurezza nel fare le cose sempre uguali, che ci da quel èercezione di continuita ed appiglio che cosi strenuamente ricerchiamo.

Niente di male in tutto questo, anzi.

Ma se  perdiamo la consapevolezza delle motivazioni che ci spingono verso questa situazione, ecco che nel nostro cervello si instaura un meccanismo privilegiato che a poco a poco diventa un atteggiamento mentale che, se non viene messo in atto, crea disagio e senso di perdita o insicurezza.

Le abitudini si consolidano cosi  dal piano mentale a quello fisico, e cosi certe esistenze che si trsascinano sempre uguali a se stesse, degenerano in varie forme di somatizzazioni come sovrappeso, stipsi cronica, rigidità articolare cefalee , tachicardia … reazioni dietro ognuna delle quali c’è una componente emotiva inespressa ed una abitudine che la compensa e sostiene.

Ma la cosa tristemente buffa di questo meccanismo è che i fautori, gli unici creatori di tutto ciò siamo noi . Solo e soltanto noi .

Noi siamo il prodotto delle abitudini che noi abbiamo costruito per noi stessi e che abbiamo accuratamente disseminato lungo la nostra vita.

Le motivazioni sono tante e si possono identificare in ricerca di sicurezza (fittizia ed illusoria), bisogno di allinearsi per sentirsi accettati, (annullando quindi se stessi ), staus symbol da rispettare ( per riempire l’esterno anziche il dentro).

Ma ad un certo punto la svolta avviene.

Basta. E’ ora di cambiare.

Ecco il vero significato delle frasi con cui ho iniziato questo articolo.