Metacorporea

Fin da quando siamo bambini il nostro modo di pensarci come possibile oggetto di amore è influenzato da ciò che respiriamo e viviamo. 

Cosi la famiglia, le relazioni, e gli affetti invece che essere un terreno dove apprendere e sperimentare l’amore possono diventare la base per sviluppare pensieri di disistima, di paura del rifiuto , di non merito.

Questi aspetti diventano poi parte di noi, del nostro modo di essere e anche del modo di manifestarsi del nostro corpo e pesano come macigni che ci danno la sensazione di non potere essere rimossi.    

L’abbraccio è la metafora corporea dell’accoglienza, della comprensione e della vicinanza.   

E’ una azione che ci coinvolge totalmente nutrendo il corpo,stimolando la psiche e coinvolgendo il cuore.
Ed è qualcosa che ci riporta a momenti e memorie corporee vissute o mancate.
Se nella nostra storia abbiamo la sensazione che ci sia mancato amore pur desiderando l’abbraccio altrui tendenzialmente siamo portati a negarcelo, a sottrarci e defilarci  perchè il pensiero che domina la nostra avita è non me lo merito.

Se al contrario ne abbiamo ricevuto in eccesso l’abbraccio può essere vissuto come qualcosa di soffocante e costrittivo.

L’abbraccio quindi è nel contempo un bisogno (di contatto , di accoglienza, di accettazione) e una metafora sulla nostra capacita di dare e ricevere , sul modo che utilizziamo per rapportarci con noi stessi e con gli altri, sulla nostra disponibilità a lasciarci andare e ad abbandonarci oltre che alla nostra capacita di accogliere e sostenere.

L’acqua è l’elemento che più richiama sentimenti di accoglienza o rifiuto, attrazione o repulsione.
Ed è grazie ad essa che è possibile riscoprire emozioni sopite.

Tutti sappiamo che gran parte del nostro corpo è costituito da acqua o liquidi che con la loro continua azione consentono allo stesso di mantenere  una omeostasi (cioè un equilibrio) indispensabile per la sua sopravvivenza.

Ma sicuramente pochi sanno che l’acqua può anche essere un fondamentale strumento per il benessere sia interiore che esteriore e per la prevenzione di disagi sia fisici che emozionali .

Non stiamo parlando dell’acqua che normalmente beviamo bensì di quella in cui ci immergiamo.

Basti pensare che essa rappresenta non solo dal punto di vista fisico ma anche e soprattutto da quello psicologico l’elemento che ci accompagna all’inizio della nostra vita.

Dal concepimento in poi il feto è completamente immerso nel liquido amniotico e tutto il suo sviluppo è dolcemente modulato da questa sostanza che funge da delicato ammortizzatore, da trasmettitore di suoni (il battito cardiaco della madre, il flusso sanguineo, la ritmicità respiratoria ) e da catalizzatore di diverse sollecitazioni di tipo tattile.  

Esso (il liquido amniotico) diventa quindi il tramite di una serie di sensazioni e di emozioni che , proprio in questa fase , il bambino acquisisce mentre si sviluppa.

E’ come se le singole cellule durante il loro sviluppo acquisissero non soltanto un patrimonio genetico ma anche e soprattutto un insieme di memorie emozionali le quali  rimangono profondamente radicate all’interno di ognuno di noi.

E’ come se , sotto un certo aspetto, “ la cellula si informa mentre si forma “

Una realtà questa di cui ovviamente non siamo consapevoli ma che influenza le nostre percezioni, il modo con cui ci rapportiamo a determinate situazioni e soprattutto il pensiero che abbiamo di noi stessi e del nostro modo di vivere la componente fisica ed emozionale .

Non è raro infatti che disturbi di tipo cronico, o che si ripresentano periodicamente o con ciclicità trovino un collegamento o rappresentino un segnale che determinate componenti emotive sono bloccate o non riescono ad essere opportunamente espresse.

Il nostro corpo in questo caso reagisce con una alterazione energetica della omesostasi di cui parlavamo prima, che determina delle vere e proprie manifestazioni fisiche.

Al contrario la controllata e sicura manifestazione di queste componenti emotive contribuisce ad uno sblocco di questa energia bloccata liberando la psiche ( e per conseguenza il corpo )  da sovrastrutture , pesi o blocchi.

In questi casi l’acqua, in abbinamento a stimolazioni tattili e ad una particolare e dolce modalità respiratoria è fondamentale per fare emergere in maniera sicura e controllata, emozioni che altrimenti rimarrebbero bloccate .

D’altronde proprio l’acqua calda è l’elemento che, in quanto più simile al liquido amniotico,  nel momento in cui vi  siamo immersi, può favorire il manifestarsi di queste memorie emozionali, stabilendo quindi un nuovo e più appagante contatto con la parte più intima, ricca e vera di ognuno di noi.

Le delicate percezioni che si vivono collegate a  sensazioni di accoglienza, dolcezza, tenerezza creano infatti uno spazio di sicurezza in cui le emozioni possono finalmente manifestarsi, innescando un processo di maggiore fiducia in se stessi , nel proprio corpo e nelle proprie possibilità,  che ,oltre che costituire una  vera e propria evoluzione del nostro essere può dar luogo a un profondo processo di riequilibrio e consapevolezza emotiva.

 

 

Il nostro corpo parla, non soltanto con la mimica o con la gestualità.

Parla tramite la pelle, con la temperatura, la sudorazione, la salivazione.

Parla con il respiro e con la pressione sanguigna, con i battiti cardiaci e con la stanchezza. Ma anche, e soprattutto, con la sua struttura esterna: la postura, la localizzazione di depositi di grasso, l’immagine che trasmette al mondo di noi stessi.

Tutto ciò avviene in ogni attimo di ogni giorno della nostra vita, con una frequenza, quindi, ed una intensità molto superiori a qualunque altra forma espressiva.

Il corpo è dunque il più potente, fornito ed attento strumento di valutazione delle situazioni, che ognuno di noi possiede.

Eppure, nonostante tutto questo, la cosa più difficile per noi è ascoltarlo.

Esso ci invia continuamente dei messaggi, dei precisi segnali che noi, noncuranti del loro significato, abitualmente tendiamo ad eludere se non addirittura a reprimere.

Guarire la mente, dunque, per guarire il corpo, star bene con se stessi per stare bene con gli altri, accettare le emozioni per accettarsi.

Questo è il vero significato del potere del nostro corpo. Spetta a noi, ancora una volta, assumerci la responsabilità di scegliere se recepirli o meno perché emozioni vissute ed io corporeo (cioè l’immagine che abbiamo e che diamo di noi stessi) sono, una volta ancora, indissolubilmente collegate.

Ciò non significa soltanto che le nostre emozioni danno origine a fenomeni che si ripercuotono sul piano fisico ma anche che, se lo vogliamo, possiamo dare una lettura diversa ad alcuni aspetti che caratterizzano il nostro corpo per capire quale può essere l’emozione che li ha generati.

In sostanza… non guarire le emozioni ma guarire con le emozioni.