Fin da quando siamo bambini il nostro modo di pensarci come possibile oggetto di amore è influenzato da ciò che respiriamo e viviamo. 

Cosi la famiglia, le relazioni, e gli affetti invece che essere un terreno dove apprendere e sperimentare l’amore possono diventare la base per sviluppare pensieri di disistima, di paura del rifiuto , di non merito.

Questi aspetti diventano poi parte di noi, del nostro modo di essere e anche del modo di manifestarsi del nostro corpo e pesano come macigni che ci danno la sensazione di non potere essere rimossi.    

L’abbraccio è la metafora corporea dell’accoglienza, della comprensione e della vicinanza.   

E’ una azione che ci coinvolge totalmente nutrendo il corpo,stimolando la psiche e coinvolgendo il cuore.
Ed è qualcosa che ci riporta a momenti e memorie corporee vissute o mancate.
Se nella nostra storia abbiamo la sensazione che ci sia mancato amore pur desiderando l’abbraccio altrui tendenzialmente siamo portati a negarcelo, a sottrarci e defilarci  perchè il pensiero che domina la nostra avita è non me lo merito.

Se al contrario ne abbiamo ricevuto in eccesso l’abbraccio può essere vissuto come qualcosa di soffocante e costrittivo.

L’abbraccio quindi è nel contempo un bisogno (di contatto , di accoglienza, di accettazione) e una metafora sulla nostra capacita di dare e ricevere , sul modo che utilizziamo per rapportarci con noi stessi e con gli altri, sulla nostra disponibilità a lasciarci andare e ad abbandonarci oltre che alla nostra capacita di accogliere e sostenere.

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