La vita passa e paradossalmente invece di  acquisire maggior dimestichezza nell’attraversala, maggior confidenza in relazione ai suoi imprevisti, maggior accettazione di quanto ci può dare, ad un certo punto ci troviamo a viverla in maniera ripetitiva e sempre uguale. Essa stessa, fatta di abitudini che costituiscono la nostra quotidianità diventa una routine dalla quale sembra difficile uscire. E cosi facendo ci priva di tutto quello che , fino a qual momento ci ha sostenuto. Maggiore difficoltà nel provare passione per qualche cosa, incertezze nel vivere sogni o progetti, rifiuto di quanto percepiamo come nuovo. Un po’ per pigrizia , un po’ per convenienza.
Ma in realtà non vi è alcuna convenienza in tutto questo che assume le caratteristiche di una specie di invecchiamento mentale e affettivo.
E’ un fenomeno che generalmente segue alcune tappe classiche nel suo sviluppo e che si infiltra subdolamente senza che ce ne rendiamo conto realmente. Normalmente tutto inizia come un qualcosa che tendiamo a ripetere perché ci fa piacere e ci da sicurezza.. Può essere un atteggiamento o un comportamento assolutamente innocente e giustificato che però con gradualità crescente si ritaglia una sua strada preferenziale all’interno del nostro cervello. Da questo momento essa si trasforma e ci trasforma poichè non siamo più pienamente coscienti dei suoi risvolti entrando a far parte delle nostre modalità senza che ce ne rendiamo più conto.
E come ogni altra cosa che entra nella nostra vita anch’essa lascia dei segni.
Cambia  il nostro modo di parlare, di confrontarci , di metterci in discussione, la nostra gestualità, ed anche il nostro modo di muoverci e la nostra postura. 
Proprio questo aspetto fisico, ancor più di quello psicologico, è il segnale di una mente che ha accettato i limiti imposti dalla routine e che il corpo si è adeguato. E’ questo il motivo per cui questa cristallizzazione può in ultima analisi influire anche su disturbi che possono interessare tutti gli apparati corporei, dalla testa alle strutture osteo articolari, all’apparato digerente che non a caso sono quelli maggiormente colpiti da disturbi di tipo psicosomatico

Il corpo dallo psicologo – il cervello in palestra

Per questo si rivelano molto utili tecniche di intervento che coinvolgano contemporaneamente sia la parte fisica che quella psichica.
Il rilassamento immaginativo per esempio permette di dare nuovo impulso alla vena creativa e mentale mentre tecniche quali il rebirthing e la respirazione metacorporea operano sia per una maggiore consapevolezza emozionale sia come efficace stimolo di tipo bioenergetico.
Anche la partecipazione a seminari di gruppo , l’utilizzo di tecniche psicodrammatiche o qualche breve e finalizzato intervento di tipo strategico possono facilmente cambiare schemi di pensiero acquisiti e stereotipati sostituendoli con nuove e più produttive interiorizzazioni.
Anche Aquarespiro  (in cui la persona ha la possibilità di sperimentare una particolare respirazione in acqua calda) è  particolarmente indicata per  permettere alla persona che la pratica di re – imparare a lasciarsi andare, per acquisire una nuova dimestichezza e sicurezza nei confronti di emozioni e sensazioni che, pur appartenendo al patrimonio di ognuno , spesso vengono accantonate, allontanate o, più o meno consapevolmente, rimosse.

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