Il contatto fa parte del nostro patrimonio genetico ed emozionale ed è per questo che il nostro corpo ne ha una continua e costatante necessità.

Vuole essere toccato e accarezzato, massaggiato e stimolato ed ognuno di questi gesti porta con se e ci comunica un insieme di molteplici e spesso contrastanti sensazioni.

Questo avviene perché il contatto non è solo appagamento tattile ma anche e molto più spesso appagamento affettivo ed emozionale.

Il bisogno di contatto è dunque bisogno di accettazione, accoglienza, empatia e comprensione intendendo con questo quel naturale bisogno che l‘uomo ha di stabilire una relazione sincera ed autentica con i suoi simili, una relazione di fiducia reciproca e di sostegno che si manifesta soltanto  occhi negli occhi e mani nella mani.

Il motivo per cui dietro semplici tocchi ci sia tutto questo è determinato dal fatto che ogni volta che il nostro corpo vive un contatto si crea anche un collegamento con le componenti emotive ad esso associate che sono uniche e caratteristiche per ognuno di noi in quanto esprimono la nostra storia ed il nostro vissuto.

Il meccanismo che si innesca è di origine fisio – psicologica apparentemente complicato ma in realtà semplicissimo.

E’ come se si creasse un ponte, un collegamento fra la singola cellula e le emozioni in essa contenuta.

Una sorta di “memoria cellulare” di cui non siamo consapevoli e che però influenza le nostre percezioni ed è in grado di emergere e manifestarsi in determinate situazione.

La nostra esperienza di lavoro e le casistiche sulla risoluzione di alcuni disturbi di origine psicosomatica ci permette di dire che tre possono essere i fattori che predispongono alla manifestazione di tali memorie cellulari : il respiro opportunamente modulato e guidato, l’acqua calda e le stimolazioni tattili e sensoriali.

Ma l’abbinamento di questi tre elementi deve avvenire secondo modalità non standardizzate ma che tengano in considerazione la reale situazione di ogni persona cosi da permettere con estrema facilità non solo la manifestazione ma anche la dolce e non traumatica integrazione di tali componenti emotive.

Il fine della nostra tecnica non è quindi soltanto quello di fare emergere eventuali modalità traumatiche ma al contrario di offrire una opportunità per cambiarne la percezione.

Le emozioni che viviamo, nel momento stesso in cui si verificano non vengono filtrate dalla mente ma da essa soltanto successivamente interpretate.

Tale interpretazione, proprio perché avviene a posteriori, è spesso errata o quantomeno univoca.

Ciò comporta che uno determinato stimolo che coinvolga per esempio la nostra sfera affettiva o relazionale, produca una forte risposta emotiva che proprio in quanto tale determinerà a sua volta  l’associazione con un pensiero negativo.

E’ quest’ultimo che stratificandosi a livello cellulare diventa una  “memoria cellulare” che da quel momento in poi ci condizionerà nelle nostre interpretazioni. Cosi che ogni qual volta essa verrà stimolata darà dunque origine a quel pensiero in un circolo apparentemente senza via di uscita

Ciò che noi facciamo e che giornalmente vediamo nei partecipanti ai nostri seminari è invece dare spazio, nella sicurezza e semplicità, ad almeno un’altra chiave di lettura che, nel momento in cui viene sperimentata a livello corporeo , emotivo e tattile, diventa credibile e quindi vera in quanto non parte dalla mente ma dal corpo stesso.

In questo modo tutta l’esperienza viene realmente vissuta non solo nella massima sicurezza e con il massimo rilassamento ma anche con sincera curiosità e gioia.

Sono moltissimi i casi in cui la integrazione di alcune di queste emozioni che appartengono al nostro vissuto più intimo e vero, al nostro passato recente o remoto, o ad un livello profondo ed ancestrale come può essere quello della gestazione, del parto o dei primi momenti della vita , porta ad un reale e profondo cambiamento delle proprie percezioni, ad un nuovo e più appagante rapporto con il proprio essere e sentire ed alla naturale regressione di manifestazioni aspecifiche e psicosomatiche.

Il feto quando ancora non è completamente formato è gia in contatto con il mondo esterno tramite contatti interni: il liquido amniotico funge da delicato ammortizzatore, le pareti del ventre prima e dell’utero poi sono contenitori di cui il bambino percepisce   movimenti  e contrazioni ;  il flusso sanguineo della madre un ‘onda che emette melodie ritmiche e costanti, il pulsare del cuore un delicato massaggio.Nasciamo nel c tatto e di esso abbiamo bisogno.

Per vivere, amare sentire.

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