Il nostro corpo parla, non soltanto con la mimica o con la gestualità.

Parla tramite la pelle, con la temperatura, la sudorazione, la salivazione.

Parla con il respiro e con la pressione sanguigna, con i battiti cardiaci e con la stanchezza. Ma anche, e soprattutto, con la sua struttura esterna: la postura, la localizzazione di depositi di grasso, l’immagine che trasmette al mondo di noi stessi.

Tutto ciò avviene in ogni attimo di ogni giorno della nostra vita, con una frequenza, quindi, ed una intensità molto superiori a qualunque altra forma espressiva.

Il corpo è dunque il più potente, fornito ed attento strumento di valutazione delle situazioni, che ognuno di noi possiede.

Eppure, nonostante tutto questo, la cosa più difficile per noi è ascoltarlo.

Esso ci invia continuamente dei messaggi, dei precisi segnali che noi, noncuranti del loro significato, abitualmente tendiamo ad eludere se non addirittura a reprimere.

Guarire la mente, dunque, per guarire il corpo, star bene con se stessi per stare bene con gli altri, accettare le emozioni per accettarsi.

Questo è il vero significato del potere del nostro corpo. Spetta a noi, ancora una volta, assumerci la responsabilità di scegliere se recepirli o meno perché emozioni vissute ed io corporeo (cioè l’immagine che abbiamo e che diamo di noi stessi) sono, una volta ancora, indissolubilmente collegate.

Ciò non significa soltanto che le nostre emozioni danno origine a fenomeni che si ripercuotono sul piano fisico ma anche che, se lo vogliamo, possiamo dare una lettura diversa ad alcuni aspetti che caratterizzano il nostro corpo per capire quale può essere l’emozione che li ha generati.

In sostanza… non guarire le emozioni ma guarire con le emozioni.

E, si badi bene, ciò non riguarda solo le malattie ma anche, e forse di più, aspetti corporei normalmente considerati banali: inestetismi, posture scorrette, depositi localizzati, parti che non accettiamo.

Ad ognuno di questi, infatti, può corrispondere una emozione che ha contribuito a generare un pensiero (ovviamente inconscio) in merito al nostro modo di mostrarci, percepirci e percepire la vita.

Ogni tipo di sensazione da noi vissuta, infatti, viene immagazzinata e codificata a livello cellulare.

Se a questa sensazione noi associamo una emozione, ecco che è facile che a quest’ultima venga poi collegato un pensiero ovviamente irreale e fuorviante ma sufficiente per condizionare la qualità della nostra vita.

Quando si è piccoli non si ha la capacità di discernere fra quella che è la nostra percezione e la realtà oggettiva; le emozioni che ne derivano vivono in noi in qualità di memorie cellulari a carattere psicoemozionale, immagazzinate nella nostra sfera subconscia.

In maniera dolce e graduale il counseling con la procedura della respirazione metacorporea è in grado di ristabilire un contatto con queste componenti emotive, promuovendo la loro corretta integrazione.

La respirazione metacorporea, infatti, consiste in una particolare tecnica di connessione e sblocco emozionale finalizzata ad una armonizzazione psicofisica dell’individuo ed alla liberazione dei suoi potenziali positivi e costruttivi.

Quello che abbiamo vissuto in passato e che ha avuto un forte impatto emotivo può così essere delicatamente rielaborato contribuendo ad eliminare i pensieri negativi ad esso collegati.

Nella tecnica della respirazione metacorporea spesso, in abbinamento al respiro, si utilizzano strumenti di tipo immaginativo che, grazie al supporto del terapeuta, permettono alla persona di entrare dolcemente in contatto con il proprio vissuto corporeo e con le componenti emotive ad esso legate.

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