Statisticamente parlando in questi ultimi anni si è avuto un enorme incremento di disagi e disturbi fondamentalmente aspecifici che, impoverita della sua capacità diagnostica, la medicina classifica come “stati psicosomatici”.

Le modalità di intervento che fino a poco tempo  venivano consigliate erano principalmente quelle basate sul colloquio psicoterapeutico, ma ultimamente  un cambiamento radicale della modo di percepire l’individuo da parte della moderna psicologia , ha permesso la nascita e la presa in considerazione di molte tecniche di tipo dinamico ed esperienziale più in linea con una visione realmente olistica dell’uomo e dei suoi disagi.

Ciò ha permesso il superamento del concetto che il  corpo è  espressione della psiche, aggiungendo ed ampliandolo con quello che il soma può  anche costituire lo strumento di accesso alla psiche stessa.

Prendere in considerazione questo doppio legame fra psiche e soma significa  accettare la natura umana nella sua interezza e contestualmente l’esistenza di  fenomeni di tipo emozionale ed energetico che superano la sfera dell’io, ma che appartengono comunque alla unità bio psichica dell’individuo, e che influiscono in maniera egualmente importante sul suo stato di benessere e di equilibrio  percettivo e sensoriale.

Soltanto la fusione fra scienze pure ed approcci ampliati che considerino anche gli aspetti bioenergetici, transpersonali e spirituali dell’uomo  possono  quindi favorire il percorso di ognuno verso un soggettivo e più appagante equilibrio interiore.

D’altronde questa unità è ampiamente stata  dimostrata dalle ultime ricerche che hanno efficacemente evidenziato lo stretto e sostanzialmente inscindibile legame che esiste fra situazioni mentali (cioè i nostri pensieri) e lo stato del sistema immunitario

L’esistenza di neuropeptidi a costituzione aminoacidica provenienti dal cervello non è più strabiliante del fatto che a livello dei linfociti T e B ( la cui funzione è quella di tutelare il corpo da aggrssioni da parte di agenti infettivi o fegenerativi) sono state evidenziate delle zone finalizzate alla ricezione di tali molecole: il che è come dire che qualunque pensiero trova una sua collocazione nelle cellule del  nostro corpo.( psico somatica ).

Partendo da questo semplice , ma rivoluzionario concetto è dunque possibile , non più soltanto empiricamente od intuitivamente, stabilire una reale connessione e corrispondenza fra pensiero e reazione fisico.

Il fatto che tale reazione sia poi di tipo “psico somatico” è determinata dal fatto che i pensieri sono a loro volta influenzati da una serie di componenti emozionali che introitiamo costantemente durante la nostra vita, e dalle emozioni e sensazioni  che hanno caratterizzato   la nostra storia personale.

In sostanza la nostra mente genera idee che vanno ad imprimersi nel subconscio, ma i cui contenuti sono influenzati da quanto in precedenza già introitato dal subconscio stesso.

Normalmente non usiamo  più del 10 – 12% del nostro  potenziale mentale positivo ed acritico, mentre una cospicua parte del rimanente  90% resta improduttiva in quanto bloccata appunto da questi condizionamenti che si esprimono sotto forma di pensieri negativi.

Quando questo avviene il potenziale energetico di tutto il nostro organismo, che normalmente quando è in uno stato di equilibrio ha una carica negativa, diviene invece positivo attivando reazioni nel sistema nervoso che generano a loro volta variazioni nei livelli di omeosatsi e  quindi reazioni di tipo somatico.

Poiché eventi stressogeni hanno la caratteristica di caricare emotivamente l’individuo, ecco che in questo caso sarà più frequente una associazione inconscia fra un determinato tipo di emozione ed il proprio vissuto personale favorendo quindi la genesi di pensieri negativi a loro volta responsabili di questi meccanismi.

Per questo motivo in alcuni casi risultano molto indicati anche strumenti di intervento che partono proprio dalla componnte somatica per accedere a quella emotiva, e fra questi fortemente indicato è il respiro guidato.

Respirando in maniera profonda, continua e circolare è infatti possibile una profonda connessione con la propria parte emozionale,  ma anche con quelle “memorie cellulari” in qualche modo rappresentate dai neuropeptidi di cui parlavamo prima.

Questo determina un meccanismo di sblocco che spesso è inizialmente bioenergetico e successivamente emotivo, la cui positiva conseguenza è  un parziale ripristino del potenziale energetico negativo dell’organismo (che è quella ottimale), e la liberazione di pensieri negativi eventualmente esistenti e collegati a componenti strssogene , che non vanno così a stratificarsi a livello cellulare.

Una emozione bloccata può negativamente influire sul normale defluire della energia vitale e quindi sullo stato biochimico e sul potenziale elettrico dell’organismo, mentre una emozione che si esprime in maniera canalizzata non può in alcun modo nuocere.

Questo modo di interpretare l’essere umano apre in realtà le porte ad una serie di  collegamennti fra medicina, biochimica e psicologia che può realmente cambiare gli approcci non solo diagnostici , ma anche terapeutici integrandoli in una visone realmente evolutiva e costruttiva dell’uomo in quanto “eesere umano”.

Comprendere questi meccanismi è di per se già un percorso di crecita e consapevolezza fortemente produttivo perché permette di accettare che la nostra mente è in realtà in grado di influenzare il nostro modo di interpretare le situazioni,vivere le esperienze e di fatto forgiare la nostra vita.

La semplice affermazione “ sto poco bene ” ha una incidenza a livello psicologico e biochimico molto diversa da quella dell’affermazione  “ho un sintomo che mi fa sentire poco bene”.

Simbolicamente parlando la vita ha le stesse caratteristiche di un oceano; ne possiede le vastità e le profondità , l’acqua può essere calma o agitata , le onde assecondate o infrante.

Spetta ad ognuno di noi  trovare il proprio modo di attraversarla unendo in una sintesi costruttiva le proprie migliori qualità, abbandonando la paura delle onde troppo alte per esprimere  il proprio essere in maniera produttiva e costruttiva per se stessi e per gli altri.

Ciò che in sostanza ci è richiesto di fare è dunque  assumerci la responsabilità della nostra esistenza , ivi compresa quella relativa ad uno stato di salute soggettivamente ottimale e al quale tutti indiscriminatamente abbiamo diritto.

Per fare questo una cosa che dobbiamo ammettere di fare fatica ad accettare e della quale non dobbiamo invece dimenticarci è che, indipendentemente dalle nostre esperienze, quello che di negativo è accaduto fino ad oggi non è detto che debba continuare ad accadere anche domani , e che al contrario  quello che di positivo non si è verificato non è detto che non possa iniziare a manifestarsi in qualsiasi momento.

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2 risposte a Disagi Psicosomatici e pensieri negativi

  • Andrea scrive:

    Complimenti per il blog e per i contenuti interessanti e stimolanti.
    Sono un suo collega e condivido la visione da lei proposta.
    Anch’io penso che oggi la psicologia, in sinergia con altre scienze (come la biologia molecolare, la medicina ma anche la fisica), possa fare un salto di qualità approdando ad una visione olistica dell’essere umano.
    Grazie.
    Buona giornata!

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